Con l’hybrid work il luogo di lavoro si sdoppia. L’improvviso sopraggiungere della pandemia ha reso il lavoro da casa più che una possibilità una vera e propria questione di sopravvivenza per tutte quelle realtà aziendali che, per tipologia di attività svolta, potevano permetterselo. (1)

Il remote working improvvisamente è diventata la formula obbligata per milioni di lavoratori. (1)

Secondo l’indagine pubblicata dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, le persone che hanno lavorato a distanza nel 2020 durante la fase acuta della pandemia sono state 6,58 milioni, praticamente un terzo dei lavoratori italiani e oltre dieci volte più dei 570 mila censiti nel 2019, coinvolgendo il 97% delle grandi imprese, il 94% delle pubbliche amministrazioni italiane e il 58% delle PMI. (2)

A distanza di un anno dall’esplosione della pandemia però, con un nuovo vigore alla lotta al virus dato dall’arrivo dei vaccini, ragionare su come potrebbe configurarsi il “new normal” è d’obbligo. (2)

Tornare allo status quo pre-emergenza è praticamente impossibile e probabilmente anche poco sensato, significherebbe mettere in archivio tutta l’esperienza accumulata in questo periodo etichettandola come negativa, quando invece sono ben noti a tutti anche gli aspetti positivi da essa scaturiti. (2)

A riprova di ciò, lo studio dell’Osservatorio stima che al termine dell’emergenza le persone che lavoreranno almeno in parte da remoto saranno complessivamente 5,35 milioni, di cui 1,72 milioni nelle grandi imprese, 920mila nelle PMI, 1,23 milioni nelle microimprese e 1,48 milioni nelle PA. (2)

Per adattarsi a questa “nuova normalità” del lavoro il 70% delle grandi imprese aumenterà le giornate di lavoro da remoto, portandole in media da uno a 2,7 giorni alla settimana, una su due modificherà gli spazi fisici. (2)

Benvenuti nell’era del lavoro ibrido dove la presenza costante in ufficio non è più fondamentale.

Che cos’è il lavoro ibrido?

Il lavoro ibrido nasce dal mix tra lavoro a distanza e lavoro in presenza.
Non si tratta banalmente di un compromesso tra vecchio e nuovo, ma di una modalità che punta a sintetizzare il meglio delle due esperienze rispondendo alle mutate esigenze dei lavoratori e creando al contempo organizzazioni sempre più competitive. (3)

Ad oggi non esiste un hybrid work model definito: ci sono aziende che si stanno orientando verso una modalità “remote-first”, ovvero che prevedono di adottare il lavoro da remoto come predominante e una presenza in ufficio occasionale senza però arrivare a soluzioni di Full Smart Working, e aziende che invece propendono per un approccio “office-first”, in cui l’ufficio rimane il luogo principale dove svolgere l’attività. (3)

Secondo un’indagine realizzata da McKinsey solo il 7% di 800 dirigenti intervistati è favorevole a prevedere tre o più giornate di lavoro da remoto. (4)
Sebbene dunque si stiano sperimentando diversi modelli di lavoro ibrido, è certo che alcune sfide investiranno indistintamente tutte le aziende che decideranno di percorrere questa strada.

Le sfide del lavoro ibrido

Dal rispetto dell’equità alla salvaguardia della cultura aziendale, dal mantenere alto lo spirito collaborativo alla necessità di alimentare gli scambi informali, dalla gestione del lavoro alla sicurezza informatica, sono diverse le sfide che il lavoro ibrido porta con sé e, forse, la più grande è cercare di non creare lavoratori di serie A (coloro che lavorano in azienda) e lavoratori di serie B (coloro che lavorano da casa).

Come descrive in maniera puntuale un articolo pubblicato sull’Harvard Business Review dal titolo Making the Hybrid Workplace Fair, chi lavora da remoto, qualora non correttamente supportato, rischia di rimanere ai margini dell’organizzazione. (5)

Questi dipendenti, scrivono Mortensen e Haas, spesso vengono penalizzati da un’infrastruttura tecnologica peggiore (connessioni lente, incapacità di accedere a determinate risorse da casa, una configurazione di un home office meno sofisticata) riscontrando più difficoltà nel dimostrare la propria competenza. (5)

Ma non si deve fare i conti solo con un gap tecnologico. Non essere presenti durante le interazioni informali lascia i lavoratori da remoto fuori da alcune dinamiche, mettendoli anche nella condizione di diventare gli ultimi a essere messi al corrente dei fatti.

Lavorare da remoto può anche portare i dipendenti a sentirsi più isolati e privi di quelle relazioni e connessioni che forniscono un supporto sociale.

Infine, ma non per importanza, i due professori spiegano come lavorare nello stesso spazio del capo aumenta la probabilità che gli sforzi e le azioni dei dipendenti vengano notate e riconosciute, e anche se il capo lavora da remoto, quando un dipendente lavora in ufficio, aumenta la probabilità che le sue azioni vengano viste da altri e gli vengano indirettamente segnalate. (5)

Da remoto, sottolineano gli autori dell’articolo, nessuno vede l’attività eseguita in tarda notte o al mattino presto o quanto i dipendenti si stiano impegnando per raggiungere gli obiettivi che gli sono stati assegnati. (5)

In questi casi, è probabile che il credito per un lavoro di gruppo venga attribuito in modo poco equo principalmente a coloro che sono presenti in ufficio e più visibili.

Dal punto di vista dei rapporti personali sempre Mortensen e Haas ricordano che quando la comunicazione avviene in remoto, la connessione tra le persone è gravemente indebolita e i segnali non verbali sono più difficili da captare, anche quando le persone possono vedersi su uno schermo. (5)

Nei momenti di interazione dal vivo le persone sono spesso eccitate e più propense a entrare in empatia l’una con l’altra, il che supporta la cultura organizzativa e la collaborazione.
Molti incontri da remoto sono puramente focalizzati sul compito e in gran parte privi di connessione emotiva.

Le riunioni sono importanti, ovviamente, ma non più dei momenti umani, perché sono le relazioni a creare fiducia tra i colleghi, supportare la cooperazione e stimolare all’impegno.

Hybrid workplace: il luogo di lavoro si trasforma

Secondo lo studio Microsoft sopra citato, il 66% dei leader afferma che le proprie organizzazioni stanno considerando di ridisegnare gli ambienti di lavoro per conformarli alle nuove esigenze legate all’hybrid work. (6)

Questo tendenzialmente significa la possibilità di ridurre la metratura degli spazi con un ragguardevole risparmio di costi da parte delle organizzazioni, ma, al tempo stesso, la necessità di configurarli in maniera flessibile pensando ad una maggiore collaborazione e interazione anche al di fuori della pura attività lavorativa. (6)

Più tavoli riunione, grandi monitor per la condivisione di progetti, soluzioni di segnaletica digitale per informare i team su cosa si sta svolgendo nei vari ambienti, zone relax, dispositivi per la prenotazione di postazioni (pratica conosciuta col nome di hotelling) tecnologicamente connesse e in grado di supportare le relazioni tra le persone che lavorano in remoto e in ufficio. (6)

Ecco, tutto questo e anche di più trasformerà l’ambiente di lavoro rispetto a come siamo abituati a vederlo oggi.

Nuovi talenti grazie al lavoro ibrido

Uno degli aspetti positivi di istituzionalizzare il lavoro da remoto è la possibilità di aprire l’azienda all’inserimento di risorse distanti dalla sede centrale o dagli uffici dislocati sul territorio. (7)

Rimuovere i confini geografici significa poter accedere ad un bacino di talenti potenzialmente senza limiti, oltre a poter organizzare team più variegati ed inclusivi.

Più punti di vista, maggiore creatività, maggiore rapidità nel risolvere i problemi, maggiore tasso di innovazione, sono solo alcuni dei vantaggi della diversità sul luogo di lavoro, fisico o virtuale che sia. (8)

Immaginiamo che valenza questo possa avere sia per grandi realtà imprenditoriali chiamate a confrontarsi su mercati sempre più competitivi, sia per più piccole realtà locali che grazie al lavoro da remoto potranno assorbire nuove competenze in grado farle fare un salto di qualità.

Le tecnologie per la collaborazione a distanza

Fondamentale perché il lavoro ibrido dia i risultati sperati è per le aziende il dotarsi dei giusti strumenti, e in questo caso la tecnologia la fa da padrone. (9)

Affinché si possa lavorare da casa, in ufficio o da diverse postazioni senza soluzione di continuità è necessario che i documenti siano resi disponibili; che i dipendenti possano accedere al materiale e agli applicativi aziendali da qualsiasi luogo senza esser legati a computer specifici.

Infine, è necessario che vengano adottati sistemi informativi basati su cloud per facilitare la transizione tra le postazioni di lavoro e tra casa e ufficio.

Oltre a questi elementi, che potremmo definire i presupposti di base, affinché si possa lavorare in modalità ibrida esistono oggi diversi software e tecnologie, che concorrono a facilitare la collaborazione e portare a termine singole attività come interi processi.

Software di Identity and Access Management (IAM) per l’autenticazione a distanza sicura, strumenti di people management per contribuire a migliorare la salute dei dipendenti, piattaforme di project management, strumenti per la formazione continua, piattaforme di collaboration, finanche software per monitorare il livello di produttività dei dipendenti e la qualità del lavoro, sono tutti strumenti innovativi utili per supportare le organizzazioni in questa transizione rivoluzionaria dal lavoro tradizionale al lavoro ibrido.

FONTI

  1.  Lavoro ibrido: il futuro dei lavoratori tra ufficio e smart working (smeup.com)
  2. Smart Working: il futuro del lavoro oltre l’emergenza (osservatori.net)
  3. Hybrid workplace: nell’era post Covid l’ambiente di lavoro diventa fluido (digital4.biz)
  4. Idee | Italia | McKinsey & Company | Italy | McKinsey & Company
  5. Lavoro smart e ibrido, il futuro è in una nuova esperienza dell’utente dipendente | Agenda Digitale
  6. Making the Hybrid Workplace Fair (hbr.org)
  7. Work Trend Index 2021, i dati Microsoft sul lavoro da remoto a un anno dall’inizio della pandemia (hr-link.it)
  8. Back to work nel post pandemia: tra lavoro ibrido e ricerca di nuovi talenti (tecnogazzetta.it)
  9. Collaborazione a distanza, le nuove soluzioni tecnologiche che cambiano lo scenario del lavoro – Digital4

Il Digital workplace è il paradigma che definisce il nuovo spazio di lavoro e il modo di lavorare nell’era del digital business, modificando e trasformando i processi e gli spazi aziendali, reinventando le aziende in tutti i settori. (1)

Nei fatti, ciascuno può lavorare da qualsiasi luogo dotato di una connessione internet, nella pratica non sempre le persone desiderano farlo.

Servono spazi comuni, intesi come luoghi e momenti di incontro, in cui condividere informazioni e conoscenza, per generare idee e cogliere spunti come componente vitale del lavoro. (2)

Gli uffici tradizionali sono una soluzione superata e il luogo di lavoro si trasforma in uno spazio di collaborazione aperto, dinamico e adattabile a diversi obiettivi.

Negli ultimi tempi hanno preso piede nelle grandi città gli spazi in cui community di persone con gli stessi interessi condividono lo spazio e le occasioni di lavoro in team, mutuando lo stesso spirito creativo che spesso permea le università, in cui la vicinanza tra persone esperte di discipline differenti favorisce la contaminazione e, di conseguenza, l’innovazione. (3)

Al contempo, buona parte del lavoro oggi si svolge attraverso strumenti digitali e, mentre telefono e fax diventano progressivamente parte del passato, prendono piede piattaforme di collaborazione, intranet, file sharing e sistemi di videoconferenza.

Che cos’è il Digital Workplace

Dall’unione di nuovi spazi di lavoro e tecnologie di comunicazione nasce il concetto di Digital Workplace, definito da Gartner come “una strategia d’impresa che rende possibili modi di lavorare innovativi e più efficaci, che migliora il coinvolgimento e l’agilità dei dipendenti, e che sfrutta tecnologie e modelli orientati al consumatore”.(4)

L’aspetto strategico e di lungo termine legati alla nascita dei workplace digitali diventa più evidente quando si analizzano i numeri.

Si tratta di un trend che ormai riguarda buona parte delle imprese, in particolare quelle grandi, tra le quali il 36% ha già lanciato progetti strutturati (erano il 30% nel 2016), e ben una su due ha avviato o sta per avviare un progetto di Digital Workplace (dati Osservatori Digital Innovation 2017). Ma non è solo una questione di numeri. (4)

Le aziende pioniere si sono rese conto delle potenzialità del Digital Workplace ed è evidente come la combinazione di tecnologie e spazi di lavoro di qualità stimoli la creatività e l’impegno tra i collaboratori.

Le caratteristiche dei Workplace Digitali

Il Digital Workplace deve possedere 5 caratteristiche:

  • Semplicità: le tecnologie e le modalità di utilizzo degli spazi devono essere semplici e orientati all’utilizzatore, mutuando logiche di user experience del mondo consumer;
  • Accessibilità: le tecnologie devono essere accessibili anche da smartphone e tablet senza particolari complessità aggiuntive per offrire la massima flessibilità ai collaboratori per lavorare laddove serve anche – e soprattutto – a distanza;
  • Socialità: la dotazione tecnologica deve prevedere applicazioni e spazi di social networking, dai servizi di messaggistica via Mobile in stile Whatsapp fino ai social network aziendali, per permettere di restare in contatto e condividere informazioni con i colleghi;
  • Apertura: informazioni e conoscenza non possono essere bloccate e segregate all’interno di sistemi chiusi, soprattutto quando si lavora fuori ufficio. I collaboratori devono poter accedere e condividere informazioni con semplicità, limitando il più possibile la circolazione di faldoni e carta stampata;
  • Intelligenza: la tecnologia deve essere semplice e guidare l’utente nel suo utilizzo attraverso suggerimenti di utilizzi pratici e concreti. (6)

Il mindset giusto alla base di un posto di lavoro digitale

I vantaggi del Digital Workplace restano però solo teorici se gli strumenti non vengono utilizzati dalle persone nel modo corretto.(7)

workplace-digitale

Quando si parla di innovazione, vista la natura stessa della parola, spesso non ci sono punti di riferimento a cui ispirarsi, e per questo diventa fattore chiave la capacità degli individui di sperimentare in prima persona i vantaggi delle tecnologie applicate all’ambiente lavorativo, superando la paura di sperimentare le novità.

È necessario quindi sviluppare una vera e propria mentalità (o mindset) che porti le persone giorno dopo giorno a padroneggiare gli strumenti digitali in modo consapevole senza bloccarsi, trovando – a volte anche in modo autonomo – soluzioni ai problemi operativi quotidiani attraverso il confronto con i colleghi. (8)

I vantaggi per le imprese possono essere molteplici, alcuni di essi quantificabili, altri intangibili:

  • produttività legata a un utilizzo più efficace degli strumenti tecnologici a disposizione dei dipendenti e al rapido accesso alle informazioni rilevanti;
  • consapevolezza su come utilizzare gli spazi di lavoro in funzione delle attività lavorative;
  • incoraggiamento di modalità di lavoro basate sulla collaborazione e non solo su gerarchia e burocrazia, grazie a una più trasparente condivisione delle informazioni e una maggiore semplicità di comunicazione oltre i confini geografici di uffici, sedi e paesi;
  • favorire l’innovazione attraverso spazi fisici in cui comunicare e scambiare idee tra colleghi, creando comunità di persone con competenze diverse;
  • attrattività per i talenti, grazie a sedi adeguate e a modalità di lavoro moderne e collaborative, che garantiscano il coinvolgimento dei lavoratori, sia giovani sia più esperti.

La trasformazione digitale dell’ambiente di lavoro è solo all’inizio e avrà un impatto non solo sulle imprese e i collaboratori, ma anche su imprese di costruzioni, architetti, fornitori di tecnologie e sulla società nel suo complesso. (7)

Gli uffici non passeranno di moda, così come teorizzava Cairncross negli anni ’90, ma la tecnologia li rivitalizzerà e trasformerà. (7)

Non importa davvero superare il concetto di distanza quanto costruire una nuova prossimità, che consenta agli individui di collaborare insieme incontrandosi in spazi sia fisici sia virtuali, gradevoli, facili da usare e aperti.

FONTI

  1. Digital workspace: come rendere il lavoro più innovativo e produttivo
  2. Digital workspace, elementi distintivi e tecnologie
  3. Digital Workplace | Ricoh Italia
  4. Digital Workplace – fabbricadigitale
  5. Digital Workplace: la soluzione che abilita la Work Transformation | Injenia
  6. Cos’è un workplace digitale? – Citrix Italy
  7. Digital workplace: come si realizza e i vantaggi per le imprese | Avaya Blog
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